Atc castelluzzo

Che risate ci siamo fatti

Che risate ci siamo fatti

Che risate ci siamo fatti

Sono trapanese, quindi in teoria dovrei conoscere bene la zona. Insieme ad un amico dovevamo recarci a Castelluzzo per incontrare un amico comune nel pomeriggio e decidemmo di allungare la giornata partendo in mattinata per approfittare dello splendido mare di quella zona. Scegliemmo un punto qualsiasi in cui fermarci; c’era già della gente ma le tante minuscole insenature facevano sì che non si creassero affollati assembramenti, insomma ci si poteva distendere tranquillamente su di uno scoglio piatto, senza timore di dar fastidio a chi era arrivato prima o di venir invasi da frotte di bagnanti.

Questo scoglio non era facilissimo da raggiungere: bisognava prima immergersi un po’ per raggiungerlo, poter deporre  i teli da mare, sfilarsi occhiali e magliette e prepararsi per un tuffo ristoratore. Sullo scoglio accanto c’era una giovane coppietta di turisti continentali che osservavano divertiti ogni nostro impacciato movimento. Il mio amico volle fare il galante guadando per primo quel piccolo stagno fra gli scogli, ma, più anziano di me e, devo dire con una certa nota d’orgoglio, meno agile, nel tentativo di non bagnarsi la maglietta, fece un salto fino alla nostra meta, che poi scoprimmo chiamarsi caletta Rosa. Sto salto fece prendere d’invidia il suo cellulare che pensò bene di farsi un tuffo anche lui: sgusciatogli fuori dalla tasca degli shorts s’immerse tra le rocce, io mi protesi  istintivamente nel vano tentativo di salvarlo e volarono in acqua anche i miei occhiali da sole.

Non contenevo più le risa, mi dovetti accasciare sulle punte del pietrone che avrei dovuto abbandonare; la coppietta, inizialmente compresa nel dolore e nella frustrazione del mio amico, si lasciò contagiare dalle mie fragorose risate. Il ragazzo porse la sua maschera al mio amico che però era troppo addolorato dalla recente perdita, quindi fu proprio lui ad inforcare la maschera e a tuffarsi alla ricerca del telefono. Mi feci forza e mi piazzai sul mio scoglio piatto rendendo confortevole la pietra eletta spiegando teli, aprendo libri, tirando fuori i solari.

Telefono ed occhiali furono ritrovati, il mio amico andò a prendere un paio di birre al camioncino fermo sullo sterro che precede il litorale, ci presentammo alla giovane coppietta e, dimentichi del danno, ci concedemmo una bevuta tra la risacca, avvolti dal tepore delle brezze scaldate dai raggi di sole. Da quello scoglio ci siamo tuffati più volte, abbiamo continuato a ridere e a prenderci in giro per la nostra goffaggine e tardammo all’appuntamento con il nostro  altro amico, al quale poi esponemmo dettagliatamente l’accaduto moltiplicando il buon umore. Sono tornata altre volte a cala Rosa su quello scoglio, per gustarmelo in tutta tranquillità, con un filo di riso sulle labbra ricordando questo episodio. Che acqua! Che colori! Che sole! Che sorprendente compagnia! Che risate!

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